image-448

#85 1960 Argentine Grand Prix

2021-10-15 01:00

Array() no author 82025

#1960,

#85 1960 Argentine Grand Prix

Lorem Ipsum è un testo segnaposto utilizzato nel settore della tipografia e della stampa. Lorem Ipsum è considerato il testo segnaposto standard sin d

sdfdsfbgfdhnsnhfnjs-1634261128.jpg

Nel letargo invernale fra la stagione del 1959 e quella del 1960 particolarmente breve dell'automobilismo, l'unico avvenimento di rilievo è stato alla fine del Dicembre del 1959: il tradizionale raduno della Ferrari, con l'annuncio del programma di attività tecnica e agonistica per la stagione 1960. La Scuderia Ferrari è stata la prima a rendere noti i suoi piani di battaglia: sappiamo così che le macchine di Formula 1 che ne difenderanno i colori sono state largamente modificate nella sospensione posteriore e nella distribuzione dei pesi, mentre i motori saranno ancora quelli del 1959; sappiamo poi che la squadra ufficiale sarà formata da tre soli piloti: Phil Hill, Cliff Allison e Von Trips.

 

Volendo tracciare un quadro delle forze che si incontreranno nelle prove di campionato mondiale conduttori, le monoposto di Maranello hanno denunciato nel 1959 grosse difficoltà di sfruttamento dell'enorme potenza dei loro motori. Il lavoro di aggiornamento effettuato dai tecnici modenesi è stato appunto volto a migliorare l'aderenza delle ruote motrici al terreno, nonché la stabilità della macchina sulle curve veloci. Risolta questa difficoltà, le Ferrari 1960 dovrebbero essere in grado di opporsi validamente alle temibilissime Formula 1 britanniche.

 

Anzitutto la Cooper, che nella stagione 1959 ha meravigliato tecnici e appassionati per il suo eccezionale - e in parte non previsto - rendimento. Inutile ricordare che al volante di una Cooper, Jack Brabham si è aggiudicato il titolo di Campione del Mondo. Non sono annunciate novità di sorta, su queste sorprendenti macchinette costruite in una modesta officina di Surbiton; piloti della squadra ufficiale saranno ancora Brabham, McLaren e Schell. Stirling Moss, per contro, pare continui a gareggiare, sempre al volante di una Cooper, per i colori della scuderia di Robert Walker, ricco rampollo di una dinastia famosa per il suo whisky.

 

La B.R.M. ha preparato intanto una nuova macchina con motore posteriore (si è potuto vedere il prototipo a Monza, durante le prove del Gran Premio d'Italia del 1959), ma sembra che il suo esordio sia rinviato a primavera. Nel Gran Premio d'Argentina dovrebbero essere in gara due esemplari vecchio modello, affidati a Bonnier e a Dan Gurney, il nord-americano che ha preferito alle lire italiane della Ferrari le sterline britanniche della B.R.M. Anche la Aston Martin, dopo le incerte apparizioni del 1959, sarà in lizza a partire dal Gran Premio di Monaco. La Casa di David Brown si è aggiudicata nel 1959 il titolo mondiale per vetture sport, e adesso ha deciso di puntare tutto sulla Formula 1, con Roy Salvadori, Ron Flockhart e, probabilmente, il campione di Francia, Maurice Trintignant.

 

Rimane la Vanwall, che dopo un anno di sosta sembra decisa a rientrare nella mischia, se è vero che il reparto corse di Tony Vandervell, benché ridotto di effettivi, non ha mai smesso di effettuare studi ed esperienze attorno a quella monoposto che nel 1958 ha costituito lo spauracchio della Ferrari. In questo 1960 dovrebbe infine apparire sui circuiti la Scarab, prima macchina americana di Formula 1. Ma sembra che le difficoltà incontrate nella sua messa a punto siano superiori a quanto non prevedesse l'ottimista (per forza: possiede una fortuna valutata milioni di dollari) Lance Reventlow, promotore dell'iniziativa. C'è infine da segnalare che la Maserati, per quanto fedele al programma di astenersi ufficialmente dall'attività agonistica diretta, ha preparato non soltanto speciali motori per le macchine (con telaio Cooper) della scuderia Centro-Sud, ma un nuovo telaio leggerissimo.

 

Questa la situazione alla vigilia della ripresa delle ostilità, ma tutto sarà chiarito soltanto a stagione avviata, specie per quanto riguarda la sistemazione dei piloti non ancora accasati. Per esempio il caso di Tony Brooks: nonostante il proclamato ritiro dallo sport attivo, si dice possa combinare qualcosa con Vandervell.

resizer-in-61695005649cb-1634291730.jpg

Dopo il 1958, la stagione automobilistica torna ad avere inizio con la temporada argentina, che come in passato si articola su tre prove. La Mille Miglia di Buenos Aires, gara valevole per il campionato mondiale vetture sport, si disputerà domenica 31 Gennaio 1960. Seguirà, dopo una settimana, domenica 7 Febbraio 1960, la manifestazione più importante: il Gran Premio d'Argentina per macchine di Formula 1, prima prova di campionato del mondo conduttori. Infine, domenica 14 Febbraio 1960, si disputerà il Gran Premio Città di Buenos Aires (Formula Libera) a Cordona, concludendo la temporada argentina. Alla serie di corse argentine non partecipano al completo le Case costruttrici interessate all'attività agonistica, ma sono presenti le marche che nella stagione 1959 sono state protagoniste dei confronti conclusi soltanto a Dicembre, a Sebring, con il Gran Premio degli Stati Uniti d’America.

 

L'interesse maggiore è concentrato sul Gran Premio d'Argentina, nel quale le Cooper Campioni del Mondo - anche per merito di Jack Brabham, quinto corridore arrivato al massimo titolo dell'automobilismo dopo Farina, Ascari, Fangio ed Hawthorn - devono dimostrare di essere in grado di contenere l'attacco delle ringiovanite Ferrari. La Scuderia Ferrari parte con tre soli piloti ufficiali: Phil Hill, Allison e Trips; altri se ne potranno eventualmente aggiungere per le corse di categoria sport. Tony Brooks ha dichiarato di volersi ritirare dall'attività agonistica e non ha quindi rinnovato il contratto con il costruttore modenese. Tuttavia circolano voci di un possibile accordo del simpatico ed elegante corridore londinese con una Casa d'oltre Manica, che potrebbe essere la Vanwall. Mister Vandervell non ha infatti abbandonato l'ambizioso progetto di conquistare con le sue macchine il Campionato del Mondo, rientrando clamorosamente in scena dopo un anno di sosta.

 

Nel Gran Premio d'Argentina, oltre alle Ferrari saranno comunque certamente in gara le Cooper e le B.R.M. Sulle prime, dopo le spettacolose esibizioni della stagione 1959, non è più lecito avanzare la benché minima riserva, tanto più che si afferma siano state ancora migliorate nel loro unico punto debole: il cambio. Al nuovo Campione del Mondo Jack Brabham - affiancato da Trintignant e McLaren - spetta di diritto la qualifica di prima guida delle Cooper ufficiali, mentre Stirling Moss - che da parecchi anni insegue vanamente il titolo - continuerà a gareggiare al volante delle Cooper-Walker, cioè le stesse macchine di Surbiton rielaborate nella Scuderia del milionario inglese Robert Walker, figlio del re del whisky. Tuttavia non è sicura la partecipazione alla temporada di Moss, il quale, abituato com'è a sfruttare al massimo le macchine affidategli (e perciò sovente non porta a termine le corse), lamenta di non poter contare su un mezzo meccanico di sicura tenuta per il suo piede. Sembra peraltro che tra l'asso inglese e gli organizzatori argentini sia venuto a mancare l'accordo sulle condizioni finanziarie richieste dall'uno e offerte dagli altri.

 

Con la Cooper saranno in gara anche Schell e forse Gregory, mentre Menditéguy e Bonomi correranno al volante di due Cooper-Maserati. La B.R.M. ha preparato un nuovo modello con motore posteriore, la cui prima uscita ufficiale sembra però rinviata di qualche mese. Per la corsa di Buenos Aires, le B.R.M. tipo '59 iscritte sono due, con i piloti Bonnier e Gurney, il californiano che nella stagione precedente ha fatto parte della scuderia Ferrari. Queste le forze che si affronteranno nel Gran Premio d'Argentina, cui si devono aggiungere il non dimenticato Froilán González (al quale la Ferrari affiderà per l'occasione una delle sue monoposto), Gino Munaron e Giorgio Scarlatti su Maserati.

resizer-in-61695250211c7-1634292317.jpg

Domenica 31 Gennaio 1960, come detto, la temporada argentina comincerà con le vetture sport nella 1000 Chilometri, gara che si correrà, come negli anni precedenti, su un circuito di 9476 metri che comprende in parte una delle svariate piste dell'Autodromo municipale della capitale argentina, e in parte i viali adiacenti allo stesso: un percorso abbastanza veloce e di notevole impegno, che dovrà essere ripetuto ottanta volte per complessivi 1004.489 chilometri. Questa prima corsa della temporada non dovrebbe sfuggire alla Ferrari, unica squadra ufficiale iscritta con macchine al limite di cilindrata (che per le sport, come noto, è di tre litri).

 

L'altra è la tedesca Porsche con le sue 1500 normali o maggiorate fino a un massimo di 1700 cm³ . Le rimanenti vetture iscritte sono tutte di proprietà privata o di scuderie europee o americane: per lo più Ferrari, Maserati di vecchio tipo, Porsche e Osca 1500. C'è poi un gruppo di Ferrari gran turismo (con classifica a parte, così come le 1500), in prevalenza pilotate da coppie di giovani guidatori italiani, invitati a correre questa grande avventura che per più di uno potrebbe costituire l'occasione di un definitivo lancio internazionale. Si crede che sarà in gara anche Ludovico Scarfiotti, che pare addirittura in predicato per partecipare alla 1000 Chilometri su una delle tre Ferrari ufficiali. Per la vittoria assoluta, come si è accennato, le macchine modenesi non dovrebbero aver nulla da temere, anche se le agili Porsche non sono affatto da sottovalutare.

 

Così come sarà interessante seguire la prova della speciale Maserati quattro cilindri affidata a Masten Gregory e a un pilota argentino ancora da scegliere tra i molti iscritti alla 1000 Chilometri. Questa macchina avrebbe dovuto avere quale prima guida Stirling Moss, che invece si è riservato per le due successive corse di Formula 1, al volante della Cooper. Gli equipaggi della Ferrari, sulle note 12 cilindri Testa Rossa, dovrebbero essere Phil Hill-Ginther, Allison-González e Trips affiancato da un altro pilota ingaggiato in loco. Come si vede, per l'occasione rientra nelle file della scuderia modenese Froilàn González, il non dimenticato asso argentino che era stato grande rivale di Fangio. González sarà in corsa, sempre su una Ferrari, anche nei due Gran Premi che completeranno la temporada. Altro corridore argentino di buona fama che ritorna alla ribalta in questa occasione è Carlos Menditéguy (un asso del polo a cavallo): correrà su una Maserati 3000 in coppia con Roberto Bonomi. Della squadra ufficiale Porsche fanno parte Bonnier, Graham Hill, Barth, Herrmann, Seidel, Gendebien e Shelby; una formazione agguerritissima.

 

È tuttavia a Masten Gregory (su Maserati) che viene assegnato il miglior tempo nelle prove a Buenos Aires. Numerosi piloti miglioreranno - durante la giornata di venerdì - i propri tempi sul giro, nel corso delle prove in vista della 1000 Chilometri di Buenos Aires. Il pilota statunitense compie un intero giro del circuito in 3’24", con una media di 166.802 km/h. Dopo Gregory, i tempi migliori sono ottenuti dal tedesco Trips (su Ferrari) in 3'26", dall'americano Paul Ginther (su Ferrari) in 3'26"9, e dall'inglese Allison (sempre su Ferrari) in 3’28”8.

 

Ma domenica 31 Gennaio 1969, come previsto, Phil Hill e Cliff Allison vincono la Mille Miglia di Buenos Aires su una Ferrari 3000. Un'altra Ferrari, pilotata dall’americano Paul Ginther, in coppia con il tedesco Trips, giunge seconda al traguardo. Il via all'Autodromo Municipale viene dato alle 17:30 davanti ad una folla enorme, nonostante l'elevata temperatura estiva. L’ex Campione del Mondo, Juan Manuel Fangio, abbassa la bandierina, dando il via alle ventidue vetture. La Maserati 2800 (quattro cilindri) di Dan Gurney passa in testa, seguita dalla Ferrari 3000 di Phil Hill e González (che aveva preso il posto dell'inglese Cliff Allison, colto da un malore prima della partenza).

 

I piloti devono percorrere il circuito che si snoda in parte sulla pista dell’autodromo, e per il resto lungo l'Avenida General Paz, che si spinge fino ai rioni di Florida e di Rivadavia, sul Rio de La Piata. È proprio su questo grande viale che avviene un gravissimo incidente. Poco prima del termine del primo giro, il pilota americano Harry Blanchard, al volante di una Porsche 1600, perde il controllo della macchina, che, compiute alcune giravolte, urta contro una barriera di protezione e si capovolge. Il pilota cade sull'asfalto, mentre la vettura, rimbalzata in pista, viene investita dalla Porsche 1500 dello svizzero Henry Walter. Mentre la corsa continua, un'autoambulanza trasporta l'americano all'ospedale Salaberry; ma appena gli infermieri depositano la barella nella sala di soccorso, il pilota perde la vita a cauda della frattura del cranio. Poco dopo, nello stesso ospedale, viene medicato anche lo svizzero Walter: i medici gli diagnosticano un trauma al torace, ma senza serie conseguenze.

 

Nel frattempo, nel corso del ventiduesimo giro, Dan Gurney è sempre in testa e continua a procedere ad altissima velocità, battendo per la seconda volta il record della pista alle media di 167.900 km/h. Segue la Ferrari di Hill, che al trentasettesimo giro si ferma al box: Gonzalez scende dall’auto, ed al suo posto subentra Cliff Allison, rimessosi dal malessere. Le sue condizioni sono ora perfette, e l'inglese in poco tempo riesce a recuperare il distacco e a superare lo stesso Gurney. I due piloti della Ferrari si portano così installati in testa, ed a metà gara hanno alle loro spalle l'altra Ferrari 3000 della coppia Trips-Ginther, la Maserati 2800 di Gregory-Gurney, la Porsche 1500 di Gendebien-Barth (che si ritireranno dopo quattro giri) e l'altra Porsche 1500 di Hermann-Trintignant. Al cinquantasettesimo giro la coppia Gurney-Gregory sono costretti ad abbandonare la gara a causa di noie meccaniche. In testa alla classe gran turismo sono a questo punto il torinese Munaron e il veneto Todaro, partiti su una Ferrari 3000. L'americano Phill Hill e l'inglese Cliff Allison continuano nella loro corsa velocissima, non avendo più avversari fino al traguardo, così come l'altra vettura italiana.

resizer-in-616957575e716-1634293620.jpg

La temporada automobilistica argentina ha avuto il suo primo episodio con la Mille Miglia di Buenos Aires per il Campionato del Mondo vetture sport, e procede domenica 7 Febbraio 1960 con la gara più importante ed attesa dell’inizio di stagione: il 7° Gran Premio della Repubblica Argentina per macchine di Formula 1, prima prova di campionato del mondo conduttori. Gli attori  macchine e piloti - sono gli stessi dell'anno scorso, mentre è rinviato a primavera l'esordio delle nuove o rinnovate monoposto realizzate in Gran Bretagna (B.R.M. con motore posteriore, Aston Martin, Vanwall) e negli Stati Uniti. Vedremo invece ancora le Ferrari, le Cooper e le B.R.M. viste nella stagione 1959, fino alla conclusiva prova di Sebring di Dicembre. Il complessivo predominio della Cooper, che ha consentito alla rivelazione Jack Brabham di aggiudicarsi il titolo, si rinnoverà anche nel 1960?

 

Ancora non è possibile rispondere. La Ferrari, non ritenendo conveniente preparare una macchina completamente nuova, ha tuttavia apportato notevoli modifiche alle sue monoposto tipo '59, cercando di rimediare alla difficoltà di impiegare tutta la potenza del motore, che è superiore a quella delle macchine inglesi. Cioè migliorare l'aderenza al suolo delle ruote motrici. A questo fine, i tecnici modenesi hanno realizzato una nuova sospensione posteriore e una diversa distribuzione dei pesi. Immutato, invece, il motore, che nella versione a quattro alberi in testa e doppia accensione fornisce la potenza di 280 cavalli.

 

Comincia l'attacco per scalzare il neo campione Jack Brabham dal titolo. Ci proveranno in molti, a cominciare da Stirling Moss, che è il più forte di tutti ma che al massimo traguardo non è riuscito ad arrivare mai. Prima chiuso dal grande Manuel Fangio, poi condizionato da mezzi meccanici troppo sensibili al piede pesante dell'asso inglese. La vettura dell'asso britannico monta sospensioni modificare dallo stesso Moss. Ma ci si proveranno anche i piloti della Ferrari, capeggiati da quel Phil Hill che è ormai entrato nella ristretta cerchia dei fuoriclasse. La Ferrari si presenta con quattro modelli, di cui il più recente (con motore più arretrato, serbatoi laterali e ruote indipendenti con motore Dino bialbero a camme) verrà affidato a Phil Hill. Gonzalez guiderà invece un modello del '59 modificato, con serbatoio posteriore.

 

Sono iscritte anche le due B.R.M. di di Bonnier e Graham Hill, che presentano modifiche al sistema di raffreddamento e all'alimentazione del motore. Gurney è il pilota di riserva. La lotus schiera tre vetture, di cue del tipo tradizionale, affidate a Stacey e all'argentino Larreta, e una tipo nuovissima che debutterà in questa stagione, affidata a Innes Ireland. Anche la Lotus segue la strada iniziata dalla Cooper, montando il propulsore alle spalle del pilota. Il motore adottato è il Climax. Due le Cooper-Climax ufficiali, affidate a Brabham e McLaren. Trintignant sarà scudiero di Stirling Moss, mentre Harry Schell dispone della quinta Cooper con motore 2200 centimetri cubici. La Scuderia Centro-Sud è presente anche in questa occasione con due Cooper-Maserati affidate a Menditeguy e Bonomi. Il lotto degli iscritti è completato da altre cinque Maserati, e dalla Porsche-Colotti di Masten Gregory.

 

È da segnalare, ai fini del punteggio per la classifica mondiale, la modifica apportata dal 1960 al regolamento: non sarà più assegnato il punto per il giro più veloce, mentre un punto verrà a premiare anche il sesto arrivato. In sostanza: 8 punti al primo, 6 e al secondo, 4 al terzo, 3 al quarto, 2 al quinto e 1 al sesto. È una piccola variante, ma di un certo peso nell'economia generale del Campionato del Mondo. Basterebbe ricordare che nel 1958 il compianto Mike Hawthorn si assicurò il titolo anche in virtù dei 5 punti conquistati in altrettanti giri veloci, contro i 3 di Stirling Moss (nella graduatoria finale, un solo punto divideva i due piloti inglesi).

resizer-in-61696fa61e445-1634299829.jpg

Nel corso delle prove, tredici piloti su ventidue iscritti riescono a battere il precedente record segnato da Fangio. Il più veloce è Moss, che durante gli allenamenti abbassa il record di ben 5.4 secondi, e nelle prove ufficiali di ben 4.9 secondi. Sorprende Ireland con la nuova Lotus a motore posteriore; il pilota britannico segna il secondo tempo. La Lotus è favorita dalla posizione del motore posteriore, e dal modesto peso di soli 400 chili. Le prove subiscono una proroga per dare la possibilità alle due Cooper ufficiali e alle due Lotus con motore anteriore di Stacey e Larreta di effettuare qualche giro. Infatti, la nave che trasportava le vetture ha avuto un forte ritardo per un guasto ai motori ed è arrivata la sera precedente la gara. La prima fila è completata dalle duer B.R.M. di Hill e Bonnier. Tre Ferrari in seconda fila.

 

Come di consueto, domenica 7 Febbraio 1960 il Gran Premio d’Argentina si svolge all'Autodromo di Buenos Aires sul circuito numero 2 di 3.912 metri per una distanza di ottanta giri. Sugli spalti dell'autodromo, in una giornata molto calda, nel cuore dell'estate, si pigiavano oltre cinquantamila spettatori. La pista, tutta curve, non permette grandi velocità; fattori principali per ogni macchina sono quindi la maneggevolezza e la ripresa. Poco prima che lo starter abbassi la bandierina e mentre le vetture sono già in posizione, un gatto nero attraverso la pista. Meccanici e poliziotti si lanciano al suo inseguimento e lo fanno rapidamente uscire dal circuito, ma molti, superstiziosi, si guardano attorno con sgomento. Qualche minuto dopo viene dato il via.  

 

Scatta in testa l'inglese Ireland (su Lotus), seguito da Bonnier e Hill, entrambi su B.R.M., e le due Ferrari di Phil Hill e Gonzalez. Brabham è sesto. Stirling Moss, che si era dimostrato il più veloce negli allenamenti, è attardato, in sesta posizione. Bonnier va poi in testa, poiché Ireland è vittima di un testacoda, ma Moss, con un rabbioso inseguimento, lo supera al quindicesimo giro. Anche Bonnier, a suo agio con la nuova Lotus, riparte all'attacco ed al ventunesimo giro ritorna a comandare il gruppo.

 

Nel corso del trentaseiesimo giro, Moss supera ancora una volta Bonnier, e passa in testa, mentre Graham Hill, che è quarto, è costretto al ritiro a causa dlela ruttora du una molla di richiamo della valvola. Stirling Moss abbandona al quarantunesimo giro: alla sua Cooper Climax si è rotta la sospensione posteriore. Poco dopo lo segue l'australiano Jack Brabham, Campione del Mondo uscente: la sua Cooper Climax ha una perdita irreparabile di pressione dell'olio. Anche Phil Hill è costretto ai box, a causa della rottura di un manicotto del radiatore; ma il pilota statunitense, effettuate le necessarie riparazioni, ripartirà.

 

Al cinquantaseiesimo giro Moss ritorna in corsa sulla Cooper Climax del francese Trintignant (che cede il suo posto al britannico a causa di un forte mal di denti che lo colpisce improvvisamente), e si butta ad un furioso inseguimento. Bruce McLaren passa in testa al settantunesimo giro, poiché Bonnier deve fermarsi al box a causa della rottura di una molla di richiamo della valvola, e mantiene il comando sino al traguardo finale. Nel frattempo, Ireland inizia ad accusare problemi di sterzo. Stirling Moss riesce a rimontare sino a piazzarsi davanti a Cliff Allison, terzo, ma non prenderà punti, come previsto dal nuovo regolamento sportivo.

 

Nel corso della gara, il pilota italiano Giorgio Scarlatti, su Maserati, è costretto al ritiro per guasto meccanico, dovuto ad un surriscaldamento del motore, nel corso dell’undicesimo giro. Altri tre corridori - lo spagnolo Antonio Creus, su Maserati, l'inglese Allan Stacy, su Lotus, e l'italiano Ettore Chimeri, sempre su Maserati - sono invece costretti ad abbandonare perché colpiti da insolazione.

sdfdsfbgfdhnsnhfnjs-1634297735.jpg

Il Gran Premio d'Argentina, prima prova di campionato del mondo conduttori, ha mantenuto fede alle sue tradizioni che lo vogliono molto sovente caratterizzato da un risultato a sorpresa. Ha infatti vinto il giovane neozelandese Bruce McLaren, su Cooper. Né le indicazioni delle prove, né lo svolgimento dei primi tre quarti della corsa potevano far supporre in lui un conduttore lanciato verso così clamorosa affermazione. Va notato però che McLaren si era aggiudicato nel Dicembre del 1959 il Gran Premio degli Stati Uniti, corso a Sebring, gara conclusiva del titolo mondiale dell’anno precedente, rivelando una notevole dose di classe. Sia a Sebring che a Buenos Aires il ventitreenne corridore si è visto spianata la strada alla vittoria dal successivo cedimento delle macchine degli avversari che avevano inizialmente dominato: dallo sfortunatissimo Stirling Moss (che cambiando mezzo meccanico doveva arrivare terzo sulla vettura di Trintignant, ma secondo le nuove norme il suo piazzamento non conta neppure in parte nel punteggio per il titolo mondiale), allo svedese Bonnier (B.R.M.), brillantissimo nella lotta con Moss e - a venti giri dalla fine - primo con largo vantaggio, fino al Campione del Mondo Brabham (Cooper Climax), che pure non ha avuto la sorte alleata.

 

Comunque le macchine britanniche, sia di vecchio tipo come la Cooper e la B.R.M., che la recente Lotus a motore posteriore, hanno dimostrato un'efficienza di alto livello. Le rinnovate Ferrari, nonostante il secondo posto di Allison, non hanno convinto, riconfermandosi poco adatte ai circuiti molto sinuosi. In quanto ai corridori italiani si può ricordare la prova di Munaron. Il torinese ha corso con una vecchia Maserati, riuscendo ad arrivare ugualmente al traguardo entro i primi tredici. La posizione esatta si è saputa solo qualche giorno dopo, in seguito ad una nuova rettifica dell'ordine di arrivo. A questo proposito i giornali argentini criticano vivacemente l’organizzazione della gara ad opera dell'Automobile Club d'Argentina e, in particolare, la confusione ed il ritardo nella comunicazione alla stampa delle posizioni dei vari concorrenti.

 

Bruce McLaren, l’inatteso vincitore del Gran Premio automobilistico d'Argentina, è un giovanotto di corporatura non atletica, ma con il viso pieno perennemente illuminato da un sorriso; è nato nel 1937 in Nuova Zelanda, dove ha cominciato la carriera di corridore proveniente dalle file dei meccanici, come buona parte dei grandi piloti dell'epoca storica dell'automobilismo. La buona sorte lo ha aiutato togliendogli di mezzo avversari di lui più esperti e dotati, ma sarebbe ingiusto affermare che McLaren abbia vinto soltanto grazie a una fortuna sfacciata. La verità è che il neozelandese è pilota accorto e intelligente, che sa risparmiare il mezzo meccanico fino al momento opportuno per trarne lo sforzo finale (ecco perché ha importanza essere anche un buon meccanico). In queste doti tutt'altro che appariscenti, McLaren ha molti punti di contatto con il neo Campione del Mondo.

 

Grande favorito era Stirling Moss, che come al solito aveva strabiliato nelle prove della vigilia e, dopo una partenza stentata, aveva preso decisamente il bastone del comando, fino a quando il mezzo non lo ha tradito. Una cosa che all'asso inglese succede piuttosto frequentemente: sfortuna oppure anche mano (e piede) troppo pesante? Intanto, Moss non ha conquistato alcun punto per la classifica mondiale. Nonostante abbia terminato la gara terzo, dopo essere salito sulla macchina prima guidata da Trintignant, in questi casi il regolamento non assegna punti né a un pilota né all'altro. Ancor più clamorosa è stata però la sfortuna di Joakim Bonnier. Lo svedese, dopo aver lungamente duellato con Moss, al ritiro di questi era rimasto solo al comando con larghissimo margine di vantaggio su tutti (e non mancavano, al termine della corsa, che un'ottantina di chilometri), quando la sua B.R.M. ha accusato una avaria che lo ha costretto a fermarsi ai box, perdendo quasi due minuti. Sono stati questi due colpi di scena a spianare la strada della vittoria all'attento McLaren.

 

La Ferrari di Allison si è classificata al secondo posto, Trips al quinto, ma le macchine italiane hanno dimostrato più regolarità e tenuta alla distanza che brillantezza di comportamento. Sono doti che contano, ma non possono bastare di fronte ad avversari che già hanno mostrato grossi progressi dall'anno scorso. Se la Cooper ha messo all'attivo un'altra vittoria, la B.R.M. sembra decisamente cresciuta (ed è pronta una nuova macchina con motore posteriore). Persino la modesta Lotus ha sfoderato un inedito mezzo che con Ireland è rimasta a lungo tra i primissimi. Sarà dunque una stagione durissima, per la Scuderia Ferrari.

resizer-in-6169696ec420a-1634298239.jpg

In conclusione della temporada argentina, domenica 14 Febbraio 1960 il pilota francese Maurice Trintignant, su Cooper-Climax, vince il Gran Premio Città di Buenos Aires disputato a Cordoba, a 700 chilometri dalla capitale argentina. Alla partenza dell'ultima prova si allineano quattordici vetture; questo perché la Scuderia Ferrari non partecipa al Gran Premio. A tal proposito, il presidente della commissione sportiva dell'Automobile Club d'Argentina, Baul Ferminovi Oguirre, chiede alla FIA di sospendere la scuderia Italiana dal resto delle manifestazioni sportive del 1960, ma negli ambienti vicini alla Ferrari il ritiro viene giustificato col fatto che la marca italiana dispone soltanto delle macchine che hanno corso in Argentina nella prima domenica di Febbraio, e che devono quindi essere rimesse a punto per l’attività seguente. Ma si rileverà poi che con l'accordo sottoscritto nel Dicembre del 1959 la Ferrari si sarebbe impegnata a partecipare soltanto alle due corse argentine qualificate per il titolo mondiale.

 

La temperatura all'ombra è di circa 38 gradi; quella della pista 55 gradi. Il circuito presenta molte difficoltà: numerose curve senza protezione, con continui saliscendi, mette a dura prova i concorrenti lungo i suoi 2117 chilometri. Il Campione del Mondo Jack Brabham (su Cooper) parte in pole, ed al termine del primo giro è nettamente in testa. Alle sue spalle, nell'ordine, con distacchi vari si trovano il neozelandese McLaren, l'americano Dan Gurney, il francese Trintignant, l'argentino Menditéguy e lo svedese Bonnier. Il torinese Gino Munaron, su Maserati, è vittima di un leggero ritardo alla partenza, ma si pone subito all'inseguimento. L'inglese Ireland (su Lotus) abbandona al primo giro per noie meccaniche, ma torna in gara al ventiduesimo giro, sulla vettura dell'inglese Allan Stacey. Al tredicesimo giro abbandona l'argentino Menditéguy, mentre Brabham stabilisce il miglior tempo in 1'29"1. Trintignant passa poi in testa, approfittando di una sosta al box del Campione del Mondo, che più tardi dovrà abbandonare a sua volta, assieme a McLaren.

 

Martina Marastoni

Team

 

Cookie Policy

 

Privacy Policy

Social

 

Nitidepopeia

©​ 2021 Osservatore Sportivo

About us

 

Contact us

 

OS TV

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder